La Congettura di Marco
... non tanto agendo direttamente sul potere da lui realmente posseduto ma sulla percezione che gli altri hanno di quel potere.
Il Potere
Esiste più di una dinamica di potere. Il “potere” è la facoltà, la capacità o l’abilità, morale o materiale, di agire e soprattutto di compiere o far compiere una data azione. La “dinamica” è la successione di momenti e di cause determinanti rispetto al compimento di una data azione; per analogia la “dinamica di potere” è la successione di momenti e di cause determinanti che hanno come mezzo l’esercizio di un potere e lo scopo di raggiungere il risultato eletto.
Io percepisco di avere potere quando posso esercitare un controllo sulle persone, sugli eventi, sulle situazioni, sugli elementi del mio ambiente emotivo e sicuramente su me stesso. Il potere è solo il modo che impiego per trasformare una situazione in un’altra, se interpretato in questo senso il potere non è né morale né immorale, non è né complice né ostile, è semplicemente un mezzo per raggiungere un fine; il potere è una forma neutra, come la tecnologia o l’energia, è l’uso che se ne fa che può essere negativo.
Noi tutti desideriamo potere, anche se difficilmente lo ammettiamo, a volte cerchiamo di esercitarlo oppure lo percepiamo senza rendercene conto. Io credo che ognuno di noi ha la necessità di esercitare dinamiche di potere, allo stesso modo di come abbiamo necessità della paura per proteggere la nostra incolumità, quando altre sensazioni ci spingerebbero invece ad agire; abbiamo l’esigenza di praticare un qualche controllo sull’insieme di variabili che contornano la nostra esistenza, questo non è sempre possibile e talvolta lo è in misura molto limitata, ma noi tendiamo comunque ad esercitare potere per dare stabilità, per ricevere collaborazione, per completare il nostro lavoro, per rendere gli eventi in qualche modo ripetitivi entro un certo ambito e quindi prevedibili e controllabili.
  La Strategia Perfetta
(Il Come)
Le dinamiche di potere sono molteplici ma ce ne sono alcune che utilizziamo e subiamo ogni giorno nei luoghi di lavoro.
Il Potere della Competenza. E’ il potere dovuto alla percezione che gli altri hanno della mia competenza specifica o della mia abilità oppure dell’esperienza, maggiori di quelle che loro ritengono di possedere. Esercito tale potere quando suggerisco, oppure prendo, un’iniziativa, in quanto gli altri mi considerano competente, preparato, in grado di effettuare valutazioni o di superare ostacoli che credono insuperabili per loro stessi; subisco tale potere quando non sono in grado, non ho la competenza, di affrontare un’attività, di svolgere un compito, per cui sono costretto a rivolgermi e sottostare alla professionalità di altri. La capacità di proporre idee nuove è legata alla competenza, proporre una innovazione significa anche aver profondamente compreso le esigenze, le opportunità e le soluzioni.
Il Potere di Ricompensare o di Punire. [In generale, nella nostra lingua parlata, con il termine “Potere” indichiamo esclusivamente il “Potere di Punire”, a conferma di ciò si può verificare come sia più comune l’espressione “Possibilità di Ricompensare” che, evidentemente, è l’aspetto buono, premiante, dello stesso potere. In questa analisi ho preferito ricondurre tale potere nell’insieme dei tanti esercitabili; questo è reso possibile dal fatto che ad ogni potere non è stato associato un peso, un valore in grado di quantificarne l’eventuale efficacia. Anche l’aspetto etico non è stato volutamente considerato, perché il fatto che un potere sia esercitabile non significa, necessariamente, che si debba esercitare senza scrupoli. Ma, una cosa è il non voler esercitare un potere, perché considerato immorale, ed altra cosa è il non avere la possibilità di avvalersi di quello stesso potere].
Il Potere di ricompensare oppure il Potere di punire sono dovuti alla percezione del fatto che posso difendere, garantire oppure aiutare sia fisicamente sia psicologicamente un soggetto, allo stesso modo di come posso far credere che sono in grado di aggredirlo, danneggiarlo oppure ostacolarlo. Esercito tali poteri quando gli altri credono possibile e quindi accettano, considerano vero, il fatto che trarranno beneficio dal mio aiuto ed allo stesso tempo avranno svantaggio o danno dalla mia ostilità; subisco tali poteri quando agisco in modo da favorire una qualche ricompensa ed in modo da allontanare una possibile rivalsa.
Il Potere dell’Immedesimazione. E’ il potere dovuto alla proiezione dell’Io degli altri che, identificandosi con me, non solo mi accettano ma sono più propensi a considerare giuste, umane, meritevoli le cose che faccio o le idee che propongo; è il grado di immedesimazione che hanno con me che genera il potere. Esercito tale potere quando gli altri si sentono partecipi alle mie sconfitte come alle mie vittorie, mi emulano, collaborano, accettano le mie richieste semplicemente perché giuste, perché è così che avrebbero fatto anche loro; subisco questo potere quando qualcuno mi induce a pensare a suo favore oppure ad agire per lui non in base al raziocinio, ad un criterio logico, ma spinto dall’idea che sto pensando a mio favore oppure agendo per me stesso.
Il Potere della Legittimità. E’ il potere dovuto dalla presunzione di legittimità di un atto formale, ad esempio di un documento oppure di un contratto; esercito il potere della legittimità quando mostro a qualcuno che ciò che chiedo mi è riconosciuto dal Contratto di Lavoro, in questo modo la richiesta non assume il tono della pretesa di un beneficio ma il riconoscimento di un diritto; allo steso tempo esercito il potere della legittimità quando evidenzio che certe attività mi sono precluse dalla Legge. Per contro subisco il potere della legittimità quando dal dirigente mi viene imposta una determinata procedura che in realtà non condivido; il fatto stesso però che la persona che intima questa prassi è stata incaricata di sovrintendere la mia attività ne determina la presunzione di legittimità.
Il Potere del Precedente. E’ il potere dovuto dalla percezione sbagliata che esista una qualche ragione profonda per cui le procedure consolidate, i comportamenti e le priorità debbano essere sempre lette allo stesso modo oppure svolte con le medesime modalità. La frase “... si è sempre fatto così” è la sintesi massima. In altre parole il precedente è per definizione il modo migliore di procedere, di comportarsi, di operare o di definire priorità. Norme e modi consolidati in passato sono considerati inamovibili semplicemente perché “... è il modo giusto di fare le cose”. Esercito tale potere quando gli altri adottano le mie modalità senza modificarle, senza personalizzarle, le lasciano così, aderenti alle mie esigenze, quando invece potrebbero adattarle ed anche migliorarle; subisco tale potere quando mi viene impedito di operare di iniziativa solo per nascondere modalità di lavoro più redditizie o qualitativamente migliori, modalità che potrebbero screditare chi ha stabilito le precedenti procedure, i precedenti comportamenti.
Il Potere della Conoscenza delle Necessità. E’ il potere dovuto alla percezione della reale conoscenza delle necessità degli altri, questa conoscenza, oppure questa ragionevole approssimazione, permette di stabilire entro limiti accettabili le reali esigenze e, quindi, prevedere i comportamenti e soddisfare le aspettative. Esercito tale potere quando utilizzo le informazioni per soddisfare le reali necessità oppure per far temere una qualche azione ostile in grado di ferire profondamente in quell’ ambito particolarmente esposto ed indifeso; subisco tale potere quando sono costretto a svelare i miei punti deboli, le mie carenze, le mie esigenze reali o la mia inadeguatezza.
Il Potere del Coinvolgimento. E’ il potere derivante dalla ben nota caratteristica che le persone sostengono quello che hanno contribuito a fare; coinvolgere la totalità oppure anche solo la maggioranza degli individui significa ripartire eventuali rischi, operare con maggior discrezione ed ottenere l’appoggio degli altri in quei tentativi il cui risultato si presenta incerto, non ultimo la percezione della coesione del gruppo trasmette un temibile messaggio di forza. Esercito tale potere quando posso affermare che gli altri sono coinvolti e contribuiscono alla realizzazione del lavoro che ho proposto oppure sostengono le mie idee; subisco tale potere quando gli altri si coalizzano contro di me oppure quando difendono gratuitamente la tesi di chi mi discredita.
Il Potere della Competizione. E’ il potere derivante dalla legge di mercato che lega la domanda con l’offerta. In un insieme chiuso, se ciò che faccio consente ad alcune persone di progredire nella carriera, il mio contributo acquisisce valore; al contrario se il mio apporto lavorativo è praticamente nullo assume una grande importanza la sola prestazione professionale degli altri. Creando competizione ogni attività diventa immediatamente interessante ed in qualche modo acquista valore, tanta più gente vorrà lavorare con me oppure mi affiderà dei compiti o dei progetti, tanto aumenterà la competizione e, conseguentemente, il mio prestigio. Esercito il potere della competizione quando lascio intendere che sarò costretto ad operare una selezione e stabilire delle priorità oppure che preferisco lavorare per un altro dirigente; subisco tale potere quando il mio lavoro non viene considerato perché altri garantiscono risultati migliori.
Il Potere della Persuasione. E’ il potere che deriva dall’applicazione ponderata di alcuni fattori quali: la capacità di esporre gli argomenti, la capacità di provare le affermazioni, la capacità di convincere l’interlocutore, utilizzando anche la suggestione, di soddisfare le sue necessità oppure le sue aspirazioni. Di queste capacità l’ultima è decisamente la più importante perché, anche se vengono esposte prove inconfutabili che il nostro interlocutore può capire, se la conclusione lo avvilisce sarà ben difficile persuaderlo; la mia logica e le mie prove possono essere ineccepibili ma l’accettarli andrebbe contro i suoi desideri o le sue necessità. Esercito tale potere quando cerco di orientare le decisioni dei dirigenti o di altri in modo da renderle compatibili con le mie necessità oppure per ottenere il male minore; subisco tale potere quando altri influenzano i dirigenti o altri per ottenere decisioni a loro favorevoli o per ottenere vantaggi personali che, contemporaneamente, penalizzano il mio lavoro, le mie possibilità professionali.
Il Potere dell’Atteggiamento. E’ il potere dovuto alla percezione degli altri che le mie azioni, le mie decisioni, sono lecite, corrette, aderenti al dettato del legislatore ed alle indicazioni della Magistratura e della Regione. Quando si è personalmente coinvolti in una vicenda si tende ad assumere un comportamento eccessivamente preoccupato e l’atteggiamento che naturalmente manifestiamo tradisce questa preoccupazione, ma se si ha la certezza di beneficiare dell’appoggio delle figure istituzionali, del consenso dei colleghi e dell’approvazione dei dirigenti, qualunque iniziativa potrà essere intrapresa con maggior serenità, con un superiore livello di energia ed, in definitiva, con una fiducia contagiosa. La possibilità di operare senza indecisioni indurrà un marcato senso di sicurezza, di poter padroneggiare ogni situazione. Consapevole di ciò esercito tale potere quando riesco a manifestare un atteggiamento calmo, distaccato, durante l’attività lavorativa. L’ottimismo aiuta a superare le difficoltà e gli insuccessi, contribuisce a non indebolire l’iniziativa, iniziativa che permette di cogliere le opportunità e mobilitare gli altri in modo insolito ed intraprendente.
Il Potere dell’Integrità. E’ il potere legato alla fidatezza ed alla coscienziosità dimostrati. La fidatezza è la qualità delle persone irreprensibili, che agiscono eticamente, che costruiscono loro intorno un clima di fiducia attraverso la propria affidabilità ed autenticità, che ammettono i propri errori e si oppongono alla mancanza di etica degli altri, che assumono rigide posizioni di principio anche se impopolari. La coscienziosità è la qualità di coloro che rispettano gli impegni e mantengono le promesse fatte, di chi si ritiene responsabile del raggiungimento dei propri obbiettivi, di chi si è organizzato il proprio vivere ed è impegnato e scrupoloso nel lavoro. L’integrità, ossia l’agire in modo onesto, aperto e coerente, distingue le persone capaci di prestazioni eccellenti in ogni tipo di lavoro. Chi opera appunto con fidatezza e coscienziosità ammette i propri errori e sa affrontare gli errori degli altri. Il potere è dovuto al fatto che la fiducia che mi sono meritato nel tempo è garanzia delle mie scelte, scelte che non esito a proporre e che vengono prontamente accettate perché considerate, fino a prova di smentita, eticamente corrette. Consapevole di ciò, una volta costruito il clima di fiducia, esercito tale potere quando allontano da me comportamenti devianti oppure quando giudico ammissibili innovazioni e modi di agire non ortodossi ma corretti. Le nuove idee sono fragili, l’integrità di chi le propone le rende più forti. Subisco tale potere quando, cercando di forzare una decisione di per se eticamente scorretta, mi viene opposta l’integrità morale altrui.
* * * * * * *
Ho utilizzato di proposito il concetto di percezione del potere perché in realtà non c’è la necessità di detenere in concreto un potere per poterlo esercitare (allo stesso modo non c’è necessità che ci venga dimostrato per subirlo), è sufficiente comunicare agli altri questa certezza, così agendo ho l’opportunità di decidere le modalità degli altri di osservare le cose, di convincersi ed agire di conseguenza.
Il potere che posso esercitare è la percezione che gli altri hanno di ciò che posso e sono in grado di ottenere, a loro vantaggio oppure a loro danno; non il reale potere che detengo.
A questo punto diventa comprensibile una delle strategie più infide per annientare un potenziale nemico: impedirgli di “prendere riputazione”[1] utilizzando espedienti volti a ridurre progressivamente la sua capacità di esercitare potere, non tanto agendo direttamente sul potere da lui realmente posseduto ma sulla percezione che gli altri hanno di quel potere.
Nel suo libro “Vom Kriege” (“Della Guerra”, 1832), Carl von Clausewitz scrive: “[...] La violenza [...] è dunque il mezzo; l’imposizione della nostra volontà al nemico è lo scopo. Per raggiungere con sicurezza questo scopo dobbiamo disarmare il nemico: questo è concettualmente l’obiettivo vero e proprio dell’azione bellica. Esso prende il posto dello scopo e lo respinge in un certo senso come qualcosa che non appartiene alla guerra stessa.”
Quindi nel caso del Potere della Competenza è sufficiente impedire l’aggiornamento ed evitare le opportunità per la crescita professionale. Altro metodo consiste, da un lato, quello di impedire lo svolgimento di attività per le quali è necessaria una specifica professionalità in modo da negare risultati che possano creare prestigio, dall’altro quello di nascondere o denigrare immancabilmente le azioni professionalmente valide realizzate oppure attribuire ad altri i meriti; in questo modo ben presto il nostro avversario non verrà più considerato un esperto, una persona preparata. Anche la proposta di un’innovazione creativa può essere efficacemente contrastata con un atteggiamento critico ma il metodo più efficace consiste nel prevenire simili iniziative, con scadenze lavorative implacabili, con un ipercontrollo delle attività seguito dalla più capillare gestione di ogni singolo aspetto, con una assidua sorveglianza personale in grado di evidenziare un clima di limitata libertà e scoraggiare ogni forma di originalità.
Nel caso del Potere di Ricompensare e di Punire basta complicare all’inverosimile e poi interpretare i regolamenti aziendali in modo da non concedere opportunità poi privilegio di altri, premiare alcuni e penalizzare altri usando un metro elastico quel tanto da non renderlo evidente; allo stesso modo è necessario impedire la possibilità di esercitare una qualunque influenza basata sulla capacità di ricompensare o punire, per cui non devono essere affidati incarichi di responsabilità o di coordinamento e le azioni ostili nei suoi confronti non dovranno mai e poi mai produrre la giusta punizione per l’aggressore. La regola d’oro nell’esercizio di questo potere è frazionare ogni azione in modo che ogni singolo atto appaia insignificante; il malcapitato non si renderà conto così delle prevaricazioni che subirà e, se questo dovesse succedere, le riterrà frutto del suo egoismo e della sua stessa invidia, si autocolpevolizzerà ed eviterà di parlarne con chiunque, altrimenti sarà sufficiente assumere un’espressione di particolare stupore.
Nel Potere dell’Immedesimazione occorre semplicemente far apparire l’avversario un diverso, oppure farlo percepire come antipatico, falso, spregevole, incapace; in sostanza deve figurare ben lontano dall’immagine che gli altri hanno di loro stessi.
Nel caso del Potere della Legittimità è sufficiente negare l’esistenza del diritto, far credere che ciò che è scritto nero su bianco può essere disapplicato, ignorato oppure utilizzato addirittura contro; in altre parole di poter agire beneficiando di una vasta autonomia non prevista ma riconosciuta da tutti. In modo complementare è necessario non ammettere che gli stessi diritti reclamati vengono di fatto riconosciuti arbitrariamente ad altri. Un caso particolare è rappresentato dalla possibilità di tollerare costantemente piccole illegalità o violazioni del regolamento se commesse da alcuni e, contemporaneamente, pretendere in modo inflessibile il rispetto delle medesime regole se disattese dall’oppositore. La ciliegina sulla torta sono le sentenze, quelle percepite come vere ingiustizie sociali, appese in bacheca in modo da indurre a ritenere il ricorso alle vie legali inaffidabile.
Nel Potere del Precedente è condizione necessaria e sufficiente impedire l’iniziativa, ogni decisione deve essere preclusa, quelle poche procedure innovative che vengono comunque proposte devono essere si ponderate, valutate, ma poi criticate ed accantonate solo per essere eventualmente ripresentate come imposizioni; il modo migliore di denigrare un’innovazione interessante è concludere il diniego con una battuta. Se esiste già un modo di svolgere quel compito oppure se è presente una prassi consolidata quella è la modalità che deve essere adottata, semplicemente per coerenza, per “... rendere i dati confrontabili” oppure perché “... io ho fatto sempre così e mi sono trovato bene”. Nell’eventualità vi sia la necessità di assegnare lavori ove è richiesta una procedura innovativa è opportuno sfruttare le capacità di costoro, in questi casi la professionalità deve essere utilizzata e subito ignorata, risolto il problema deve essere accuratamente messa in atto una sorta di “copertura” con il preciso scopo di non far crescere l’autostima e la tendenza all’iniziativa.
Nel Potere della Conoscenza delle Necessità conta non manifestare le proprie ambizioni, le proprie aspettative, le proprie debolezze e, contemporaneamente, evidenziare al massimo le reali necessità, le aspettative e le debolezze della persona che si intende danneggiare; tuttavia, proprio per il principio della percezione, non è nemmeno necessario che le aspettative e le debolezze di questa persona siano quelle reali, è sufficiente che vengano credute reali dagli altri. In questo modo verranno isolati ed il livello della comunicazione resterà pressoché insignificante, pochissimi si confideranno per esporre le proprie debolezze, mentre altri saranno costantemente alla ricerca di carpire conferme sulle loro reali esigenze.
Utilizzando il Potere del Coinvolgimento chi vuole impedire “prese di riputazione” deve polarizzare gran parte delle persone presenti nell’ambiente di lavoro a suo favore con modi amichevoli, portandole a poco a poco a vedere le cose dal proprio punto di vista ed indicando l’altro come il “nemico comune”; nei confronti dei dirigenti è necessaria una particolare abilità nell’evocare pericoli e nel creare ansia ed insoddisfazione. Per raggiungere e confermare la posizione di leadership è opportuno raccogliere (altrimenti generare) maldicenze, dicerie e diffamazioni al fine di indebolire il rivale suscitando l’indignazione e l’avversione degli altri. E’ possibile utilizzare espressioni come: “Ne ha combinata una talmente grossa, di cui non vi posso riferire …”. Anche un nomignolo ridicolo non guasta mai. Tutto questo nel modo più discreto possibile.
Nel Potere della Competizione è essenziale impedire la serena attività lavorativa con l’emarginazione e la mancanza delle informazioni, al fine di contrastare la qualità del lavoro del nostro antagonista. Una tecnica sicura è quella di sottoporlo ad un superlavoro oppure privarlo di ogni tipo di attività potenzialmente gratificante. Per aumentare gli effetti di questa tecnica basta indurre gli altri a considerarlo professionalmente impreparato e quindi non appartenente alla cerchia ristretta “garante del sapere”. Di fatto vanno orientati contro di lui i dirigenti e l’utenza, nonché gli vanno assegnati gran parte dei lavori sconvenienti. Anche suggerire che “... non per colpa sua” è pressoché incapace di lavorare, genera una significativa impressione negativa.
Per contrastare il Potere di Persuasione di una persona è richiesta un’abilità particolare. E’ necessario saper utilizzare in modo nettamente superiore quelle capacità, dialettiche e non, che consentono l’esercizio di tale potere ed, allo stesso tempo, costringere l’avversario ad affannarsi nel tentativo di esporre argomenti oggettivamente ostici e poco dimostrabili, nascondendo al meglio le necessità e le aspirazioni di chiunque possa svolgere una qualche influenza. Questa tecnica è stata efficacemente descritta da Arthur Schopenhauer nel suo scritto “L’arte di ottenere ragione”.
Nel Potere dell’Atteggiamento è sufficiente insinuare il dubbio sul suo operato, delegittimandolo con provvedimenti contrari alla sua linea di condotta, oppure assumere atteggiamenti non rispettosi utilizzando il linguaggio non verbale, in modo da indurre gli altri a diminuire la considerazione nei suoi confronti e fargli percepire la sua “inadeguatezza”.
Nel Potere dell’Integrità deve essere contrastato l’instaurarsi del clima di fiducia ed il raggiungimento di una buona reputazione professionale. Quindi il soggetto deve essere indicato come persona particolarmente inaffidabile, irresponsabile e non coscienziosa qualunque risultato abbia raggiunto e qualunque atteggiamento abbia assunto; in altre parole deve essere mortificata la sua integrità perché da essa si genera la credibilità professionale. In particolare, poiché è sempre possibile trovare una falsa motivazione “interessata” per ogni comportamento umano, deve essere immancabilmente svilito pubblicamente ogni suo atteggiamento etico. Inoltre per impedire che vengano rispettati gli impegni, devono essere assegnati compiti estremamente complessi, meglio ancora se oggettivamente impossibili da portare a termine, e qualora ciò dovesse accadere si deve provvedere ad espropriare i meriti. Per contrastare questa tendenza è probabile che la vittima si difenderà assumendo progressivamente la condotta più irreprensibile, diventerà puntiglioso, pretenderà che i suoi diritti gli vengano riconosciuti, si radicalizzerà su norme e regolamenti, questa contromisura deve essere immediatamente riconosciuta ed utilizzata per screditare ulteriormente le qualità dell’avversario, accusandolo di falsità e di aver sviluppato un “comportamento rigido” che mal si adatta al clima informale e collaborativo del gruppo.
Una trattazione a parte meritano il “Potere della Moralità” ed il “Potere dell’Attrazione”. Noi cittadini occidentali nati circa a metà del novecento siamo stati educati sin da bambini secondo dei modelli etico-religiosi simili, una volta usciti dalla scuola li abbiamo applicati per avere dei riferimenti nelle nostre esperienze durante la vita di tutti i giorni e quindi anche nell’ambiente di lavoro; i nostri concetti di correttezza, di giustizia, di libertà, di clemenza, di disponibilità, di onestà, di tolleranza e di rispetto collimano con quelli del nostro collega, del nostro dirigente ed anche del nostro datore di lavoro. Non credo che qualcuno di noi sia in grado di agire senza sentire che quello che sta facendo è giusto e doveroso, quantomeno non lo credo possibile se fatto consapevolmente per lungo tempo. Esercitiamo il potere della moralità quando facciamo notare agli altri quanto il nostro vivere si avvicina a quel modello che entrambi abbiamo nella mente; subiamo questo potere quando qualcuno ci fa notare le nostre deviazioni, la nostra disonestà e le nostre mancanze oppure quando si appella alla nostra comprensione, al nostro disagio di fronte all’ingiustizia. In questo caso per screditare e per nascondere le parzialità e le ostilità è sufficiente indurre gli altri a considerare il nemico un soggetto immorale, non degno di rispetto.
Buon ultimo il Potere dell’Attrazione, il più facile da inibire in quanto percepito in modo estremamente soggettivo. E’ intuitivo il potere insito nella bellezza e nell’attrazione, avere un bell’aspetto, un portamento gradevole ci fa sentire sicuri di noi stessi e ci permette di padroneggiare l’idea che gli altri hanno di noi. Esercitiamo il potere dell’attrazione quando ci vestiamo in modo elegante, ci rendiamo amabili, sessualmente attraenti, e, così facendo, quando orientiamo le persone a nostro favore, quando mitighiamo gli oppositori; subiamo questo potere con i medesimi effetti quando l’oggetto delle attenzioni di una persona che riteniamo attraente siamo noi. [Anche per l’attrazione, il fatto che sia un potere esercitabile non significa, necessariamente, che sia morale valersene].
Per contrastare la percezione che gli altri hanno di questo potere basta criticare il modo di vestire, oppure denigrare qualità come intelligenza, vivacità, calore umano, autostima; nella migliore delle ipotesi poi è sufficiente non fare nulla perché una persona professionalmente delegittimata, considerata incompetente, privata di responsabilità, ritenuta diversa, incapace d’iniziativa, satura di problemi e di disturbi della personalità, senza amici e non degna di fiducia e di rispetto finirà per somatizzare questi disagi e modificherà il modo di porsi al punto da non attrarre più nessuno.
* * * * * * *
Lo stesso ragionamento, fin qui esposto solo per alcune dinamiche di potere, ritengo sia applicabile ad altre.
Acquisire potere di per se non è una cosa negativa o positiva, semplicemente non ha una valenza, ma quando il potere viene esercitato per manipolare, dominare, reprimere qualcuno se ne fa un uso improprio; allo stesso modo se si utilizza il potere per trarre un vantaggio personale non ottenibile altrimenti, limitando con la strategia descritta la capacità di esercitare potere del nostro avversario, si attua una forma di violenza subdola, dai contorni oscuri, difficilmente descrivibile, incomprensibile ai più ed indimostrabile, per questo maggiormente devastante per chi la subisce.
Giovedì 25 agosto 2005
Marco

[1] Nota: “prendere riputazione” deriva da un passaggio del “De Principatibus” scritto nel 1513 da Niccolò Machiavelli, nel quale l’autore evidenzia che è nell’ordine delle cose che, se in una comunità entra a far parte un potente forestiero, tutti quelli che sono in essa meno potenti gli aderiscano; pertanto per mantenere il potere è necessario operare come i Romani che “... nelle province che pigliorno, osservorno bene queste parte: e’ mandorno le colonie, intrattennono e’ meno potenti senza crescere loro potenza, abbassorno e’ potenti, e non vi lasciorno prendere riputazione a’ potenti forestieri.”
Comunque la miglior descrizione che conosco di questo principio è affidata al personaggio di Bruto nel “Giulio Cesare” di William Shakespeare. Bruto dice: “... e così potrebbe accadere a Cesare. E, quindi, per timore ch’egli giunga a tanto, occorre che noi lo preveniamo. [...] ... che quel ch’egli è, una volta aumentato, condurrebbe a tali e tanti estremi, che, considerato come uovo di serpente, il quale, covato, per la sua stessa natura si ridurrebbe ad esser nocivo, dobbiamo ucciderlo quand’è ancora nel guscio”.

(Torna alla Sezione Mobbing)