- La
Congettura di Marco
- ...
non tanto agendo direttamente sul potere da lui realmente posseduto ma
sulla percezione che gli altri hanno di quel potere.
-
Il
Potere
- Esiste
più di una dinamica di potere. Il “potere” è la facoltà, la capacità
o l’abilità, morale o materiale, di agire e soprattutto di compiere o
far compiere una data azione. La “dinamica” è la successione di
momenti e di cause determinanti rispetto al compimento di una data azione;
per analogia la “dinamica di potere” è la successione di momenti e di
cause determinanti che hanno come mezzo l’esercizio di un potere e lo
scopo di raggiungere il risultato eletto.
- Io
percepisco di avere potere quando posso esercitare un controllo sulle
persone, sugli eventi, sulle situazioni, sugli elementi del mio ambiente
emotivo e sicuramente su me stesso. Il potere è solo il modo che impiego
per trasformare una situazione in un’altra, se interpretato in questo
senso il potere non è né morale né immorale, non è né complice né
ostile, è semplicemente un mezzo per raggiungere un fine; il potere è
una forma neutra, come la tecnologia o l’energia, è l’uso che se ne
fa che può essere negativo.
- Noi
tutti desideriamo potere, anche se difficilmente lo ammettiamo, a volte
cerchiamo di esercitarlo oppure lo percepiamo senza rendercene conto. Io
credo che ognuno di noi ha la necessità di esercitare dinamiche di
potere, allo stesso modo di come abbiamo necessità della paura per
proteggere la nostra incolumità, quando altre sensazioni ci spingerebbero
invece ad agire; abbiamo l’esigenza di praticare un qualche controllo
sull’insieme di variabili che contornano la nostra esistenza, questo non
è sempre possibile e talvolta lo è in misura molto limitata, ma noi
tendiamo comunque ad esercitare potere per dare stabilità, per ricevere
collaborazione, per completare il nostro lavoro, per rendere gli eventi in
qualche modo ripetitivi entro un certo ambito e quindi prevedibili e
controllabili.
-
La
Strategia Perfetta
- (Il
Come)
-
Le
dinamiche di potere sono molteplici ma ce ne sono alcune che utilizziamo e
subiamo ogni giorno nei luoghi di lavoro.
- Il
Potere della Competenza.
E’ il potere dovuto alla percezione che gli altri hanno della mia
competenza specifica o della mia abilità oppure dell’esperienza,
maggiori di quelle che loro ritengono di possedere. Esercito tale potere
quando suggerisco, oppure prendo, un’iniziativa, in quanto gli altri mi
considerano competente, preparato, in grado di effettuare valutazioni o di
superare ostacoli che credono insuperabili per loro stessi; subisco tale
potere quando non sono in grado, non ho la competenza, di affrontare
un’attività, di svolgere un compito, per cui sono costretto a
rivolgermi e sottostare alla professionalità di altri. La capacità di
proporre idee nuove è legata alla competenza, proporre una innovazione
significa anche aver profondamente compreso le esigenze, le opportunità e
le soluzioni.
- Il
Potere di Ricompensare o di Punire.
[In generale, nella nostra lingua parlata, con il termine “Potere”
indichiamo esclusivamente il “Potere di Punire”, a conferma di ciò si
può verificare come sia più comune l’espressione “Possibilità di
Ricompensare” che, evidentemente, è l’aspetto buono, premiante, dello
stesso potere. In questa analisi ho preferito ricondurre tale potere
nell’insieme dei tanti esercitabili; questo è reso possibile dal fatto
che ad ogni potere non è stato associato un peso, un valore in grado di
quantificarne l’eventuale efficacia. Anche l’aspetto etico non è
stato volutamente considerato, perché il fatto che un potere sia
esercitabile non significa, necessariamente, che si debba esercitare senza
scrupoli. Ma, una cosa è il non voler esercitare un potere, perché
considerato immorale, ed altra cosa è il non avere la possibilità di
avvalersi di quello stesso potere].
- Il
Potere di ricompensare oppure il Potere di punire sono dovuti alla
percezione del fatto che posso difendere, garantire oppure aiutare sia
fisicamente sia psicologicamente un soggetto, allo stesso modo di come
posso far credere che sono in grado di aggredirlo, danneggiarlo oppure
ostacolarlo. Esercito tali poteri quando gli altri credono possibile e
quindi accettano, considerano vero, il fatto che trarranno beneficio dal
mio aiuto ed allo stesso tempo avranno svantaggio o danno dalla mia
ostilità; subisco tali poteri quando agisco in modo da favorire una
qualche ricompensa ed in modo da allontanare una possibile rivalsa.
- Il
Potere dell’Immedesimazione.
E’ il potere dovuto alla proiezione dell’Io degli altri che,
identificandosi con me, non solo mi accettano ma sono più propensi a
considerare giuste, umane, meritevoli le cose che faccio o le idee che
propongo; è il grado di immedesimazione che hanno con me che genera il
potere. Esercito tale potere quando gli altri si sentono partecipi alle
mie sconfitte come alle mie vittorie, mi emulano, collaborano, accettano
le mie richieste semplicemente perché giuste, perché è così che
avrebbero fatto anche loro; subisco questo potere quando qualcuno mi
induce a pensare a suo favore oppure ad agire per lui non in base al
raziocinio, ad un criterio logico, ma spinto dall’idea che sto pensando
a mio favore oppure agendo per me stesso.
- Il
Potere della Legittimità.
E’ il potere dovuto dalla presunzione di legittimità di un atto
formale, ad esempio di un documento oppure di un contratto; esercito il
potere della legittimità quando mostro a qualcuno che ciò che chiedo mi
è riconosciuto dal Contratto di Lavoro, in questo modo la richiesta non
assume il tono della pretesa di un beneficio ma il riconoscimento di un
diritto; allo steso tempo esercito il potere della legittimità quando
evidenzio che certe attività mi sono precluse dalla Legge. Per contro
subisco il potere della legittimità quando dal dirigente mi viene imposta
una determinata procedura che in realtà non condivido; il fatto stesso
però che la persona che intima questa prassi è stata incaricata di
sovrintendere la mia attività ne determina la presunzione di legittimità.
- Il
Potere del Precedente.
E’ il potere dovuto dalla percezione sbagliata che esista una qualche
ragione profonda per cui le procedure consolidate, i comportamenti e le
priorità debbano essere sempre lette allo stesso modo oppure svolte con
le medesime modalità. La frase “...
si è sempre fatto così” è la sintesi massima. In altre parole il
precedente è per definizione il modo migliore di procedere, di
comportarsi, di operare o di definire priorità. Norme e modi consolidati
in passato sono considerati inamovibili semplicemente perché “...
è il modo giusto di fare le cose”. Esercito tale potere quando gli
altri adottano le mie modalità senza modificarle, senza personalizzarle,
le lasciano così, aderenti alle mie esigenze, quando invece potrebbero
adattarle ed anche migliorarle; subisco tale potere quando mi viene
impedito di operare di iniziativa solo per nascondere modalità di lavoro
più redditizie o qualitativamente migliori, modalità che potrebbero
screditare chi ha stabilito le precedenti procedure, i precedenti
comportamenti.
- Il
Potere della Conoscenza delle Necessità.
E’ il potere dovuto alla percezione della reale conoscenza delle
necessità degli altri, questa conoscenza, oppure questa ragionevole
approssimazione, permette di stabilire entro limiti accettabili le reali
esigenze e, quindi, prevedere i comportamenti e soddisfare le aspettative.
Esercito tale potere quando utilizzo le informazioni per soddisfare le
reali necessità oppure per far temere una qualche azione ostile in grado
di ferire profondamente in quell’ ambito particolarmente esposto ed
indifeso; subisco tale potere quando sono costretto a svelare i miei punti
deboli, le mie carenze, le mie esigenze reali o la mia inadeguatezza.
- Il
Potere del Coinvolgimento.
E’ il potere derivante dalla ben nota caratteristica che le persone
sostengono quello che hanno contribuito a fare; coinvolgere la totalità
oppure anche solo la maggioranza degli individui significa ripartire
eventuali rischi, operare con maggior discrezione ed ottenere l’appoggio
degli altri in quei tentativi il cui risultato si presenta incerto, non
ultimo la percezione della coesione del gruppo trasmette un temibile
messaggio di forza. Esercito tale potere quando posso affermare che gli
altri sono coinvolti e contribuiscono alla realizzazione del lavoro che ho
proposto oppure sostengono le mie idee; subisco tale potere quando gli
altri si coalizzano contro di me oppure quando difendono gratuitamente la
tesi di chi mi discredita.
- Il
Potere della Competizione.
E’ il potere derivante dalla legge di mercato che lega la domanda con
l’offerta. In un insieme chiuso, se ciò che faccio consente ad alcune
persone di progredire nella carriera, il mio contributo acquisisce valore;
al contrario se il mio apporto lavorativo è praticamente nullo assume una
grande importanza la sola prestazione professionale degli altri. Creando
competizione ogni attività diventa immediatamente interessante ed in
qualche modo acquista valore, tanta più gente vorrà lavorare con me
oppure mi affiderà dei compiti o dei progetti, tanto aumenterà la
competizione e, conseguentemente, il mio prestigio. Esercito il potere
della competizione quando lascio intendere che sarò costretto ad operare
una selezione e stabilire delle priorità oppure che preferisco lavorare
per un altro dirigente; subisco tale potere quando il mio lavoro non viene
considerato perché altri garantiscono risultati migliori.
- Il
Potere della Persuasione.
E’ il potere che deriva dall’applicazione ponderata di alcuni fattori
quali: la capacità di esporre gli argomenti, la capacità di provare le
affermazioni, la capacità di convincere l’interlocutore, utilizzando
anche la suggestione, di soddisfare le sue necessità oppure le sue
aspirazioni. Di queste capacità l’ultima è decisamente la più
importante perché, anche se vengono esposte prove inconfutabili che il
nostro interlocutore può capire, se la conclusione lo avvilisce sarà ben
difficile persuaderlo; la mia logica e le mie prove possono essere
ineccepibili ma l’accettarli andrebbe contro i suoi desideri o le sue
necessità. Esercito tale potere quando cerco di orientare le decisioni
dei dirigenti o di altri in modo da renderle compatibili con le mie
necessità oppure per ottenere il male minore; subisco tale potere quando
altri influenzano i dirigenti o altri per ottenere decisioni a loro
favorevoli o per ottenere vantaggi personali che, contemporaneamente,
penalizzano il mio lavoro, le mie possibilità professionali.
- Il
Potere dell’Atteggiamento.
E’ il potere dovuto alla percezione degli altri che le mie azioni, le
mie decisioni, sono lecite, corrette, aderenti al dettato del legislatore
ed alle indicazioni della Magistratura e della Regione. Quando si è
personalmente coinvolti in una vicenda si tende ad assumere un
comportamento eccessivamente preoccupato e l’atteggiamento che
naturalmente manifestiamo tradisce questa preoccupazione, ma se si ha la
certezza di beneficiare dell’appoggio delle figure istituzionali, del
consenso dei colleghi e dell’approvazione dei dirigenti, qualunque
iniziativa potrà essere intrapresa con maggior serenità, con un
superiore livello di energia ed, in definitiva, con una fiducia
contagiosa. La possibilità di operare senza indecisioni indurrà un
marcato senso di sicurezza, di poter padroneggiare ogni situazione.
Consapevole di ciò esercito tale potere quando riesco a manifestare un
atteggiamento calmo, distaccato, durante l’attività lavorativa.
L’ottimismo aiuta a superare le difficoltà e gli insuccessi,
contribuisce a non indebolire l’iniziativa, iniziativa che permette di
cogliere le opportunità e mobilitare gli altri in modo insolito ed
intraprendente.
- Il
Potere dell’Integrità.
E’ il potere legato alla fidatezza ed alla coscienziosità dimostrati.
La fidatezza è la qualità delle persone irreprensibili, che agiscono
eticamente, che costruiscono loro intorno un clima di fiducia attraverso
la propria affidabilità ed autenticità, che ammettono i propri errori e
si oppongono alla mancanza di etica degli altri, che assumono rigide
posizioni di principio anche se impopolari. La coscienziosità è la
qualità di coloro che rispettano gli impegni e mantengono le promesse
fatte, di chi si ritiene responsabile del raggiungimento dei propri
obbiettivi, di chi si è organizzato il proprio vivere ed è impegnato e
scrupoloso nel lavoro. L’integrità, ossia l’agire in modo onesto,
aperto e coerente, distingue le persone capaci di prestazioni eccellenti
in ogni tipo di lavoro. Chi opera appunto con fidatezza e coscienziosità
ammette i propri errori e sa affrontare gli errori degli altri. Il potere
è dovuto al fatto che la fiducia che mi sono meritato nel tempo è
garanzia delle mie scelte, scelte che non esito a proporre e che vengono
prontamente accettate perché considerate, fino a prova di smentita,
eticamente corrette. Consapevole di ciò, una volta costruito il clima di
fiducia, esercito tale potere quando allontano da me comportamenti
devianti oppure quando giudico ammissibili innovazioni e modi di agire non
ortodossi ma corretti. Le nuove idee sono fragili, l’integrità di chi
le propone le rende più forti. Subisco tale potere quando, cercando di
forzare una decisione di per se eticamente scorretta, mi viene opposta
l’integrità morale altrui.
- *
* * * * * *
- Ho
utilizzato di proposito il concetto di percezione del potere perché in
realtà non c’è la necessità di detenere in concreto un potere per
poterlo esercitare (allo stesso modo non c’è necessità che ci venga
dimostrato per subirlo), è sufficiente comunicare agli altri questa
certezza, così agendo ho l’opportunità di decidere le modalità degli
altri di osservare le cose, di convincersi ed agire di conseguenza.
- Il
potere che posso esercitare è la percezione che gli altri hanno di ciò
che posso e sono in grado di ottenere, a loro vantaggio oppure a loro
danno; non il reale potere che detengo.
- A
questo punto diventa comprensibile una delle strategie più infide per
annientare un potenziale nemico: impedirgli di “prendere riputazione”
utilizzando espedienti volti a ridurre progressivamente la sua capacità
di esercitare potere, non tanto
agendo direttamente sul potere da lui realmente posseduto ma sulla
percezione che gli altri hanno di quel potere.
- Nel
suo libro “Vom Kriege” (“Della Guerra”, 1832), Carl von Clausewitz
scrive: “[...] La violenza [...] è dunque il
mezzo; l’imposizione della nostra volontà al nemico è lo
scopo. Per raggiungere con sicurezza questo scopo dobbiamo disarmare
il nemico: questo è concettualmente l’obiettivo
vero e proprio dell’azione bellica. Esso prende il posto dello scopo e
lo respinge in un certo senso come qualcosa che non appartiene alla guerra
stessa.”
- Quindi
nel caso del Potere della
Competenza è sufficiente impedire l’aggiornamento ed evitare le
opportunità per la crescita professionale. Altro metodo consiste, da un
lato, quello di impedire lo svolgimento di attività per le quali è
necessaria una specifica professionalità in modo da negare risultati che
possano creare prestigio, dall’altro quello di nascondere o denigrare
immancabilmente le azioni professionalmente valide realizzate oppure
attribuire ad altri i meriti; in questo modo ben presto il nostro
avversario non verrà più considerato un esperto, una persona preparata.
Anche la proposta di un’innovazione creativa può essere efficacemente
contrastata con un atteggiamento critico ma il metodo più efficace
consiste nel prevenire simili iniziative, con scadenze lavorative
implacabili, con un ipercontrollo delle attività seguito dalla più
capillare gestione di ogni singolo aspetto, con una assidua sorveglianza
personale in grado di evidenziare un clima di limitata libertà e
scoraggiare ogni forma di originalità.
- Nel
caso del Potere di Ricompensare e di Punire basta complicare
all’inverosimile e poi interpretare i regolamenti aziendali in modo da
non concedere opportunità poi privilegio di altri, premiare alcuni e
penalizzare altri usando un metro elastico quel tanto da non renderlo
evidente; allo stesso modo è necessario impedire la possibilità di
esercitare una qualunque influenza basata sulla capacità di ricompensare
o punire, per cui non devono essere affidati incarichi di responsabilità
o di coordinamento e le azioni ostili nei suoi confronti non dovranno mai
e poi mai produrre la giusta punizione per l’aggressore. La regola
d’oro nell’esercizio di questo potere è frazionare ogni azione in
modo che ogni singolo atto appaia insignificante; il malcapitato non si
renderà conto così delle prevaricazioni che subirà e, se questo dovesse
succedere, le riterrà frutto del suo egoismo e della sua stessa invidia,
si autocolpevolizzerà ed eviterà di parlarne con chiunque, altrimenti
sarà sufficiente assumere un’espressione di particolare stupore.
- Nel
Potere dell’Immedesimazione occorre semplicemente far apparire
l’avversario un diverso, oppure farlo percepire come antipatico, falso,
spregevole, incapace; in sostanza deve figurare ben lontano
dall’immagine che gli altri hanno di loro stessi.
- Nel
caso del Potere della Legittimità è sufficiente negare l’esistenza del
diritto, far credere che ciò che è scritto nero su bianco può essere
disapplicato, ignorato oppure utilizzato addirittura contro; in altre
parole di poter agire beneficiando di una vasta autonomia non prevista ma
riconosciuta da tutti. In modo complementare è necessario non ammettere
che gli stessi diritti reclamati vengono di fatto riconosciuti
arbitrariamente ad altri. Un caso particolare è rappresentato dalla
possibilità di tollerare costantemente piccole illegalità o violazioni
del regolamento se commesse da alcuni e, contemporaneamente, pretendere in
modo inflessibile il rispetto delle medesime regole se disattese
dall’oppositore. La ciliegina sulla torta sono le sentenze, quelle
percepite come vere ingiustizie sociali, appese in bacheca in modo da
indurre a ritenere il ricorso alle vie legali inaffidabile.
- Nel
Potere del Precedente è condizione necessaria e sufficiente
impedire l’iniziativa, ogni decisione deve essere preclusa, quelle poche
procedure innovative che vengono comunque proposte devono essere si
ponderate, valutate, ma poi criticate ed accantonate solo per essere
eventualmente ripresentate come imposizioni; il modo migliore di denigrare
un’innovazione interessante è concludere il diniego con una battuta. Se
esiste già un modo di svolgere quel compito oppure se è presente una
prassi consolidata quella è la modalità che deve essere adottata,
semplicemente per coerenza, per “... rendere i dati confrontabili” oppure perché “...
io ho fatto sempre così e mi sono trovato bene”. Nell’eventualità
vi sia la necessità di assegnare lavori ove è richiesta una procedura
innovativa è opportuno sfruttare le capacità di costoro, in questi casi
la professionalità deve essere utilizzata e subito ignorata, risolto il
problema deve essere accuratamente messa in atto una sorta di
“copertura” con il preciso scopo di non far crescere l’autostima e
la tendenza all’iniziativa.
- Nel
Potere della Conoscenza delle Necessità conta non manifestare le
proprie ambizioni, le proprie aspettative, le proprie debolezze e,
contemporaneamente, evidenziare al massimo le reali necessità, le
aspettative e le debolezze della persona che si intende danneggiare;
tuttavia, proprio per il principio della percezione, non è nemmeno
necessario che le aspettative e le debolezze di questa persona siano
quelle reali, è sufficiente che vengano credute reali dagli altri. In
questo modo verranno isolati ed il livello della comunicazione resterà
pressoché insignificante, pochissimi si confideranno per esporre le
proprie debolezze, mentre altri saranno costantemente alla ricerca di
carpire conferme sulle loro reali esigenze.
- Utilizzando
il Potere del Coinvolgimento chi vuole impedire “prese di
riputazione” deve polarizzare gran parte delle persone presenti
nell’ambiente di lavoro a suo favore con modi amichevoli, portandole a
poco a poco a vedere le cose dal proprio punto di vista ed indicando
l’altro come il “nemico comune”; nei confronti dei dirigenti è
necessaria una particolare abilità nell’evocare pericoli e nel creare
ansia ed insoddisfazione. Per raggiungere e confermare la posizione di
leadership è opportuno raccogliere (altrimenti generare) maldicenze,
dicerie e diffamazioni al fine di indebolire il rivale suscitando
l’indignazione e l’avversione degli altri. E’ possibile utilizzare
espressioni come: “Ne ha combinata
una talmente grossa, di cui non vi posso riferire …”. Anche un
nomignolo ridicolo non guasta mai. Tutto questo nel modo più discreto
possibile.
- Nel
Potere della Competizione è essenziale impedire la serena attività
lavorativa con l’emarginazione e la mancanza delle informazioni, al fine
di contrastare la qualità del lavoro del nostro antagonista. Una tecnica
sicura è quella di sottoporlo ad un superlavoro oppure privarlo di ogni
tipo di attività potenzialmente gratificante. Per aumentare gli effetti
di questa tecnica basta indurre gli altri a considerarlo professionalmente
impreparato e quindi non appartenente alla cerchia ristretta “garante
del sapere”. Di fatto vanno orientati contro di lui i dirigenti e
l’utenza, nonché gli vanno assegnati gran parte dei lavori
sconvenienti. Anche suggerire che “... non per colpa sua” è pressoché incapace di lavorare,
genera una significativa impressione negativa.
- Per
contrastare il Potere di
Persuasione di una persona è richiesta un’abilità particolare.
E’ necessario saper utilizzare in modo nettamente superiore quelle
capacità, dialettiche e non, che consentono l’esercizio di tale potere
ed, allo stesso tempo, costringere l’avversario ad affannarsi nel
tentativo di esporre argomenti oggettivamente ostici e poco dimostrabili,
nascondendo al meglio le necessità e le aspirazioni di chiunque possa
svolgere una qualche influenza. Questa tecnica è stata efficacemente
descritta da Arthur Schopenhauer nel suo scritto “L’arte di ottenere
ragione”.
- Nel
Potere dell’Atteggiamento è sufficiente insinuare il dubbio sul
suo operato, delegittimandolo con provvedimenti contrari alla sua linea di
condotta, oppure assumere atteggiamenti non rispettosi utilizzando il
linguaggio non verbale, in modo da indurre gli altri a diminuire la
considerazione nei suoi confronti e fargli percepire la sua
“inadeguatezza”.
- Nel
Potere dell’Integrità deve essere contrastato l’instaurarsi del
clima di fiducia ed il raggiungimento di una buona reputazione
professionale. Quindi il soggetto deve essere indicato come persona
particolarmente inaffidabile, irresponsabile e non coscienziosa qualunque
risultato abbia raggiunto e qualunque atteggiamento abbia assunto; in
altre parole deve essere mortificata la sua integrità perché da essa si
genera la credibilità professionale. In particolare, poiché è sempre
possibile trovare una falsa motivazione “interessata” per ogni
comportamento umano, deve essere immancabilmente svilito pubblicamente
ogni suo atteggiamento etico. Inoltre per impedire che vengano rispettati
gli impegni, devono essere assegnati compiti estremamente complessi,
meglio ancora se oggettivamente impossibili da portare a termine, e
qualora ciò dovesse accadere si deve provvedere ad espropriare i meriti.
Per contrastare questa tendenza è probabile che la vittima si difenderà
assumendo progressivamente la condotta più irreprensibile, diventerà
puntiglioso, pretenderà
che i suoi diritti gli vengano riconosciuti, si radicalizzerà su norme e
regolamenti, questa contromisura
deve essere immediatamente riconosciuta ed utilizzata per screditare
ulteriormente le qualità dell’avversario, accusandolo di falsità e di
aver sviluppato un “comportamento rigido” che mal si adatta al clima
informale e collaborativo del gruppo.
- Una
trattazione a parte meritano il “Potere
della Moralità” ed il “Potere
dell’Attrazione”. Noi cittadini occidentali nati circa a metà del
novecento siamo stati educati sin da bambini secondo dei modelli
etico-religiosi simili, una volta usciti dalla scuola li abbiamo applicati
per avere dei riferimenti nelle nostre esperienze durante la vita di tutti
i giorni e quindi anche nell’ambiente di lavoro; i nostri concetti di
correttezza, di giustizia, di libertà, di clemenza, di disponibilità, di
onestà, di tolleranza e di rispetto collimano con quelli del nostro
collega, del nostro dirigente ed anche del nostro datore di lavoro. Non
credo che qualcuno di noi sia in grado di agire senza sentire che quello
che sta facendo è giusto e doveroso, quantomeno non lo credo possibile se
fatto consapevolmente per lungo tempo. Esercitiamo il potere della moralità
quando facciamo notare agli altri quanto il nostro vivere si avvicina a
quel modello che entrambi abbiamo nella mente; subiamo questo potere
quando qualcuno ci fa notare le nostre deviazioni, la nostra disonestà e
le nostre mancanze oppure quando si appella alla nostra comprensione, al
nostro disagio di fronte all’ingiustizia. In questo caso per screditare
e per nascondere le parzialità e le ostilità è sufficiente indurre gli
altri a considerare il nemico un soggetto immorale, non degno di rispetto.
- Buon
ultimo il Potere dell’Attrazione, il più facile da inibire in quanto
percepito in modo estremamente soggettivo. E’ intuitivo il potere insito
nella bellezza e nell’attrazione, avere un bell’aspetto, un portamento
gradevole ci fa sentire sicuri di noi stessi e ci permette di
padroneggiare l’idea che gli altri hanno di noi. Esercitiamo il potere
dell’attrazione quando ci vestiamo in modo elegante, ci rendiamo
amabili, sessualmente attraenti, e, così facendo, quando orientiamo le
persone a nostro favore, quando mitighiamo gli oppositori; subiamo questo
potere con i medesimi effetti quando l’oggetto delle attenzioni di una
persona che riteniamo attraente siamo noi. [Anche per l’attrazione, il
fatto che sia un potere esercitabile non significa, necessariamente, che
sia morale valersene].
- Per
contrastare la percezione che gli altri hanno di questo potere basta
criticare il modo di vestire, oppure denigrare qualità come intelligenza,
vivacità, calore umano, autostima; nella migliore delle ipotesi poi è
sufficiente non fare nulla perché una persona professionalmente
delegittimata, considerata incompetente, privata di responsabilità,
ritenuta diversa, incapace d’iniziativa, satura di problemi e di
disturbi della personalità, senza amici e non degna di fiducia e di
rispetto finirà per somatizzare questi disagi e modificherà il modo di
porsi al punto da non attrarre più nessuno.
- *
* * * * * *
- Lo
stesso ragionamento, fin qui esposto solo per alcune dinamiche di potere,
ritengo sia applicabile ad altre.
- Acquisire
potere di per se non è una cosa negativa o positiva, semplicemente non ha
una valenza, ma quando il potere viene esercitato per manipolare,
dominare, reprimere qualcuno se ne fa un uso improprio; allo stesso modo
se si utilizza il potere per trarre un vantaggio personale non ottenibile
altrimenti, limitando con la strategia descritta la capacità di
esercitare potere del nostro avversario, si attua una forma di violenza subdola, dai contorni oscuri,
difficilmente descrivibile, incomprensibile ai più ed indimostrabile, per
questo maggiormente devastante per chi la subisce.
-
Giovedì 25 agosto 2005
- Marco